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S’alzarono che fuori, sotto…

S ‘alzarono che fuori, sotto un cielo d’ametista, cadeva gelata la brina e la notte era ancora lontana dal ritirare il proprio mantello per restituire le cose alla luce. Intanto che sua madre, sollevato appena il coperchio, cercava con la mano, a tastoni, tra la biancheria nella cassa sotto il letto, il gruzzoletto dei risparmi, Gesuino sul gradino del focolare ruppe il guscio ad una trentina di noci che legò insieme a mezza forma di pane in una salvietta di panno rustico. Spensero la luce ed uscirono sulla strada. Il gelo li aggredì a morsi sulla carne. La donna si strinse nello scialle nero e guardò con occhi pietosi il figlio che si alzava i risvolti della giacca. Si incamminarono in silenzio, avanti la donna che conosceva i sentieri e gli orli dei burroni, e dietro il ragazzo chiuso nei suoi pensieri di tristezza e di smarrimento ai quali si aggiungeva ogni tanto l’ansia per le nuove cose che avrebbe conosciuto, uomini, paesi e particolarmente la corriera che sua madre aveva tentato di descrivergli senza che egli riuscisse a farsi un’idea di come fosse effettivamente.



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