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Sulle tracce di Norman Douglas – F. Bevilacqua

Seguendo le labili tracce di un eccentrico e colto viaggiatore britannico dei primi del novecento, un moderno innamorato del viaggio a piedi solca antichi sentieri di montagna. il primo è norman douglas, sceso in calabria quando ancora tutto era avvolto nella caligine del mito. il secondo è francesco bevilacqua, estatico escursionista e commosso narratore. e su quelle montagne, bevilacqua cerca, nello stesso tempo, lo spirito di douglas e il genio dei luoghi. sulle montagne impervie, solitarie e selvagge del pollino, della sila, delle serre, dell’aspromonte. osservandole con occhi incantati, facendone la sua patria, percorrendole sino a sfiancarsi, contemplandone la bellezza, riflettendo sulla calabria da ri-scoprire per i suoi straordinari paesaggi naturali e su quella da ri-coprire per le tante nefandezze perpetrate dagli uomini.

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Aspra Calabria – G. Bocca

 «Sembra di leggere un romanzo con uomini d’avventura – scrive Eugenio Scalfari nell’introduzione a questo libro – guardie e ladri, corrotti e corruttori, tutto fantasia, un Hemingway, ma no, un Conrad che scrive sul cuore di tenebra. e invece…». Aspra Calabria è un duro reportage, un racconto sbalorditivo che svela il segreto dei «lupi feroci» che vivono tra le impervie montagne dell’Aspromonte, che continuano silenziosi ma ingombranti a dettare legge, a governare e a tenere in vita i loschi commerci di tutte le mafie del mondo: la droga, il riciclaggio dei profitti, gli appalti, il pizzo… dalle tane in montagna alla pianura, Taurianova, Gioia tauro, Scilla, Palmi, Reggio. Qui la mafia calabrese prende forma attraverso «i servitori dello stato», artefici e vittime di un’insanabile deformazione mentale, culturale, sociale, troppo salda, difficile da estirpare. Siamo nei primi anni ’90 quando il giornalista Giorgio Bocca racconta dell’aspra Calabria. da allora la ’ndrangheta è più ricca e più invadente che mai: «da Platì e dagli altri borghi rifugio, gli ordini e gli affari arrivano a Milano, a Marsiglia, ad Amburgo, a Bogotà, a Tokyo, in Kossovo, in Montenegro, a Mosca». il male di vivere del sud è divenuto dell’Italia intera, e del mondo intero. bocca racconta fatti e realtà viste con i suoi occhi durante le trasferte calabresi: soprusi, abusi, ingiustizie, prepotenze, illegalità, oppressione.

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Partita rimandata. Diario Calabrese – A. Savinio

Ecco un testo sconosciuto di un grande eccentrico del nostro Novecento. Il libro è la cronaca di un viaggio in Calabria nel pieno delle elezioni “apocalittiche” del 1948. Un sorprendente reportage d’autore. In questo libro troviamo ben visibile un Alberto Savinio intento a giocare la sua personale “partita rimandata” con il dio nascosto della letteratura, dove l’argomento, qualsiasi argomento esterno, si finge dei caratteri della metafisica; la Calabria è uno spettacolo esibito che singolarmente sfuma nell’astrazione e invece, grazie ad una tecnica tanto più abile quanto più sembra naturale, viene resa visibile attraverso divagazioni, notazioni al margine, rapide illuminazioni, il vero e proprio rituale che guida lo scrittore verso una verità altra.

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In Calabria durante il fascismo – H. Tuzet e J. Destrée

La Calabria dei primi anni del fascismo una regione alle prese con enormi problemi; la miseria delle campagne, l’emigrazione, la malaria, l’analfabetismo. Nel travagliato sviluppo dell’istruzione di base e nella battaglia contro la malaria, si distinse l’attività dell’Animi, l’associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia, fondata due anni dopo il sisma del 1908.
Hélène Tuzet, giovane francese appena laureata, affronta nel 1928 le difficoltà di un viaggio in Calabria e Sicilia per verificare la condizione delle scuole primarie create dall’Animi nelle estreme regioni del Mezzogiorno.
Due anni dopo, nel 1930, un importante uomo politico belga e noto rappresentante del movimento socialista europeo, Jules Destrée, intraprende in macchina il periplo della Calabria, dove già era stato negli anni dieci, curioso di conoscere i cambiamenti che nel frattempo potevano averla interessata anche alla luce della politica del fascismo.
Si tratta di due resoconti che entrano nella carne viva di una regione affascinante per la sua storia e le sue memorie, entusiasmante per le suggestioni della natura e del paesaggio, gratificante per l’ospitalità e la generosità della sua gente, ma nello stesso tempo impossibilitata in quei decenni dal trovare autonomamente la via di uno sviluppo che colmasse almeno in parte il divario con le regioni più progredite del paese.

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A cavallo in Calabria fra antiche rovine – H. Swinburne

Fra il 7 ed il 22 maggio 1777 e poi dall’8 al 22 febbraio 1778 Henry Swinburne si trovava in Calabria, nel corso del suo viaggio nel Regno delle Due Sicilie. Di formazione illuminista, dotato di una buona cultura, che comprendeva solide conoscenze dell’economia, il viaggiatore inglese osserva i luoghi, la natura del terreno, le coltivazioni, le condizioni degli abitati, con uno spirito laico, diremmo oggi, attento a cogliere la realtà come si presenta, senza ricostruzioni fantastiche, voli pindarici, inutili sfoggi di cultura. Nota la bellezza della natura, si sofferma sulle vestigia storiche del grande passato magno-greco, accennando, senza gravare la penna, allo squallore delle condizioni del momento rispetto ai fasti di quel tempo glorioso. E quando ne parla, lo fa raffrontando la ricchezza dell’ambiente e delle risorse naturali, straordinarie, con la povertà e l’insufficienza dell’intervento umano, di cui, però cerca anche di capire le cause, storiche e politiche. Viaggiare in calabria con lo swinburne, come con tanti altri viaggiatori del Grand Tour, è uno straordinario modo di conoscere questa regione nel suo meraviglioso appeal naturale, ma anche nei suoi mali, che appaiono stranamente moderni e attuali.

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Nella terra dei selvaggi d’europa – P. J. Elmhirst

Era il 1805, quando Philip James Elmhirst prese servizio come marinaio scelto (Able Seaman) a bordo della cannoniera “Africa”, 64 cannoni e 500 uomini al comando del capitano digby.
Proprio in quell’anno prese parte alla storica battaglia di trafalgar, dopo di che, fra il 1808 e il 1812, nel corso di un’azione di pattugliamento nell’adriatico per intercettare le navi addette al rifornimenti della truppe francesi che occupavano le isole ionie, e a seguito di un naufragio, fu catturato e fatto prigioniero in calabria dove rimase dal settembre 1809 all’aprile 1810. lo stato della calabria a quei tempi era molto difficile, mancavano le strade, città e paesi erano distrutti dai terremoti, la proprietà delle terre era concentrata nelle mani di grandi proprietari che vessavano i contadini più dei nobili di una volta, gravosi balzelli erano imposti alla popolazione dagli occupanti francesi per il mantenimento delle truppe, bande di briganti facevano la guerriglia ai francesi. questa è la realtà che emerge dal racconto dell’ufficiale inglese che ne parla con sofferta partecipazione, perché lui nella terra dei “selvaggi d’europa” non si è trovato poi così male.

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Un’escursione in Calabria – G. vom Rath

Quando nell’aprile del 1871 Gerhard vom Rath visita la Calabria erano passati appena dieci anni dall’Unità d’Italia. Anche se non era ancora tempo di bilanci, una cosa era comunque certa anche per chi si era fatta qualche illusione al momento dell’Unità: i problemi della Calabria erano troppo gravi perché un semplice mutamento di regime e di casa regnante li potesse risolvere in pochi anni. È di questa realtà che riferisce Gerhard vom Rath, persona non sprovveduta, culturalmente attrezzata, ma, certo, condizionata nel giudizio, oltre che da un certo immaginario collettivo, dalle narrazioni dei suoi informatori locali, per lo più funzionari piemontesi, nobili calabresi antiborbonici, intellettuali di provincia. Il volume ci conserva le voci e i giudizi di questi attori-spettatori ma anche le impressioni e le riflessioni dell’autore. Il quadro che ne esce non è però appiattito sulla rappresentazione che ne dà il ceto dirigente, ma accoglie anche aspetti che in quella rappresentazione restano in ombra: la chiusura delle ferriere di mongiana, la pratica feroce della lotta al brigantaggio che si pretende rappresentare come un fenomeno di criminalità comune se non come dato antropologico del popolo calabrese. Le pagine sul paesaggio sono esemplari dal punto di vista della descrizione geologica e mineralogica non disgiunta dalla consapevolezza dell’importanza che la configurazione idro-orografica del territorio ha avuto, ed ha, nella vita sociale ed economica della regione.

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Un viaggio a piedi in Calabria – A. J. Strutt

Il viaggio a piedi di Arthur John Strutt, che ebbe inizio al mattino del 30 aprile 1838, non pretende di essere un’opera letteraria. È più semplicemente una raccolta di lettere indirizzate dall’autore alla madre, al padre e alla sorella. Lettere scritte, spesso, prima di andare a letto, dopo giornate di marce faticose; lettere-diario che avevano unicamente l’obiettivo di fissare le impressioni raccolte dal pittore nel corso del viaggio fra terre e popolazioni del sud, allora poco visitate da stranieri a causa dei disagi e dei pericoli che un’esplorazione del genere comportava. Strutt è un puro visivo, senza preoccupazioni scientifiche, sociali, politiche. Lo interessano il paesaggio e i costumi popolari in quanto sono linee e colori, singolarità di forme e di atteggiamenti. Anche in lui l’ossessione dell’avventura brigantesca è continua. Per il pittore la Calabria è una delle mete più desiderate, più sognate. L’album dei disegni è in attesa della Calabria. È qui la mecca dell’artista.
La perfetta aderenza alle persone e alle cose rende prezioso il libro di questo ventenne, assetato di vita e di arte.

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Per antichi sentieri – C. Pilati

Uno tra i pochissimi resoconti di viaggio nelle Calabrie fatto da un italiano a ridosso del catastrofico terremoto del 1783 e perciò di rilevante importanza poiché fotografa lo statu quo immediatamente prima del sisma. Viaggio durato una ventina di giorni, sufficiente per farsi un’idea abbastanza precisa dello stato dei calabresi, della Calabria e delle istituzioni che la governano. Carlantonio Pilati, il “viaggiatore filosofo”, avendo come obiettivo quello di cercare di comprendere la complessità della società umana, esce dalla tradizionale superficialità di analisi che talvolta accompagna i resoconti di molti scrittori del grand tour. il tratto distintivo che accompagna costantemente pilati in quella che potremmo definire “scorreria sociologica” è un forte anticlericalismo specie nei confronti del clero secolare del quale non manca mai di evidenziare il parassitismo, l’estrema invadenza, i guasti prodotti nella popolazione in termini di diffusione di superstizione e ignoranza.

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Passeggiata per la Calabria – J. Tommasini

La relazione del viaggio in Calabria di Justus Tommasini si caratterizza per l’attenta rappresentazione del paesaggio inteso come un insieme di dati geografici e realtà antropica. Un paesaggio, che conserva ormai solo nei toponimi e in qualche resto di colonna dorica, come un’eco lontana, la memoria della Magna Grecia. La storia sembra del tutto assente e quando compare – lo sbarco di Murat a Pizzo – si consuma velocemente su una spiaggia e in un antico castello a strapiombo sul mare. è una Calabria primigenia quella che questo viaggiatore tedesco ci presenta, fatta di montagne, tante, e di piane, poche, a volte lussureggianti di piante mediterranee – querce, mirti, ulivi, aranci, agavi, fichi d’India – più spesso desolate se non paludose, ma anche di mare. Un mare i cui colori affascinano il viandante venuto dal nord: verde chiaro sulla riva, scuro nei punti più profondi, purpureo in mare aperto. E la gente di Calabria? Un popolo robusto anche se non di elevati sentimenti, oggetto di sfruttamento da parte di dominazioni straniere succedutesi ininterrottamente nel tempo. «La libertà – è la conclusione non priva di provocazione di questo viaggiatore tedesco del primo Ottocento – alberga solo fra i briganti sulle montagne inaccessibili. E se anche questa libertà viene ora male usata a danno della società, pure, fra questi briganti di strada, vi sono uomini ai quali, in un altro contesto, non sarebbero mancati titoli ed onorificenze».

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Diario di un viaggio a piedi – E. Lear

Un carattere assai eccentrico, un artista genuino, un viaggiatore versatile: questo è l’inglese Edward Lear, che il 25 luglio 1847 si mette in viaggio, insieme all’amico Proby, per un “tour” a piedi della provincia di Reggio Calabria. Saluterà, il 5 settembre, dalla nave e con tristezza, non solo i paesaggi e le cittadine visitate, ma i calabresi che gli erano entrati nel cuore.
Aveva premesso: “Il nome di Calabria in se stesso ha non poco di romantico”, figurandosi montagne, foreste, vedute da dipingere. Quaranta giorni di viaggio a piedi permettono di conoscere – a lui e ai suoi mai annoiati lettori – luoghi “pittoreschi” e calabresi impensati, spazi naturali e caratteri umani della “punta d’Italia” nel turbine della metà dell’Ottocento. l’esperienza calabrese di Lear, il “sentiero dell’inglese”, viene riproposta oggi con un soggiorno itinerante nel Parco dell’Aspromonte.

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Una spedizione botanica in Calabria – M. Tenore

Nell’estate del 1826, una comitiva scientifica guidata da Michele Tenore, viaggiatore di grande esperienza e creatore del reale orto botanico di Napoli, parte dalla capitale borbonica per recarsi in Calabria. Malgrado le grandi difficoltà degli spostamenti, la comitiva impiegherà solo sei giorni per giungere da Napoli a Cosenza, senza rinunciare ad una lunga escursione sul Pollino. Dopo la sosta nel capoluogo calabrese e le gite nei dintorni, la spedizione rientra a Napoli in cinque giorni, non senza un’ultima arrampicata sul Monte Sirino, presso Lagonegro.
I tre protagonisti della spedizione – i botanici Michele Tenore, Luigi Petagna e Giovanni Terrone – hanno registrato in questo affascinante diario, non soltanto i risultati scientifici della loro spedizione botanica, ma anche preziose e attente osservazioni paesaggistiche, economiche e sociali relative ai territori attraversati e in particolare alla grande provincia di Calabria citeriore. Ne risulta un bell’affresco della provincia borbonica – dai monti alburni al Monte Cucuzzo -, che spazia dai repertori botanici alla vita economica e culturale, dal paesaggio antropologico alla cultura materiale.

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Viaggio pittoresco – J. C. R. de Saint-Non

Tra i libri più importanti del ’700, il monumentale voyage pittoresque de Naples et de Sicile del Saint-Non si staglia lungo il crinale del tardo illuminismo e degli straordinari ritrovamenti di Ercolano e Pompei, che avevano concentrato l’attenzione degli studiosi europei sul patrimonio archeologico e paesaggistico del Mezzogiorno d’Italia.
Qui si ripubblica, corredata da una densa introduzione, la sezione calabrese dell’opera. Frutto della penna di Dominique Vivant Denon, che aveva ricevuto l’incarico di guidare un manipolo di paesaggisti e di compilare un puntiglioso diario, il viaggio in Calabria inizia nei primi di maggio del 1778. Zigzagando qua e là, l’équipe visita località piccole e grandi, testimonianze archeologiche e quant”altro potesse entrare nel cerchio debordante di un viaggio incentrato sulla riproduzione di città, strade, monumenti, ponti, golfi, montagne e altri elementi variamente pittoreschi. Ma anche altro finisce per affascinare Denon e i suoi compagni: la grandezza di una terra millenaria in cui la natura continua a parlare il linguaggio della sublimità.

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In Calabria – C. Lombroso

In Calabria è un ottimo paradigma dell’intera produzione lombrosiana perché l’autore alterna e mescola interessanti intuizioni, statistiche abborracciate, valutazioni sociologiche “progressiste”, sommarie ricostruzioni storiche, lucide analisi politiche e stereotipi di vario tipo. Le pagine più incisive sono quelle dedicate all’esame del folklore etnologico delle popolazioni calabresi incluse anche le minoranche greche e albanesi. Appassionate pagine sono dedicate alle piaghe che affliggono la regione: la povertà, l’emigrazione, la disastrosa igiene pubblica e l’istruzione. Ma il risvolto più significativo di In Calabria è quello squisitamente politico. Cesare Lombroso, infatti, non perde occasione per indirizzare critiche feroci al governante di turno stigmatizzando che “la sospirata unificazione d’Italia, troppo più formale che sostanziale, non ha recato alcun profitto nei rami più importanti della convivenza calabrese”.

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In Calabria – B. e M. Berenson

Nel 1900, Bernard Berenson sposò l’americana Mary Smith. I due avrebbero vissuto insieme per quasi mezzo secolo e avrebbero condiviso la passione per il viaggio che li portò , negli anni, ad effettuare numerosissime escursioni automobilistiche in Italia. Per i coniugi Berenson l’automobile dava spazio ad un ritrovato gusto del viaggio di formazione, che affidavano agli itinerari d’arte e alla percezione attenta del paesaggio antropico. Mary e Bernard scoprono “l’aspetto più incantevole del viaggio in auto”, ovvero “le lunghe ore di sogno con un panorama di meravigliosi scenari incontaminati”. I Berenson sono due sofisticati flâneurs, la cui indole aristocratica “rende intollerabile l’esibizione personale ed il mondo meccanico”. Essi usano l’automobile come i viaggiatori del grand tour adoperavano la carrozza.
Il diario di Mary Berenson, è qui pubblicato per la prima volta, limitatamente alla parte calabrese del viaggio.Nel 1955, ormai novantenne, il vecchio Berenson affronta da solo un nuovo viaggio in Calabria. Troverà la regione profondamente mutata e resterà sorpreso dalle belle strade asfaltate, dai nuovi alberghi ma allo stesso tempo osserverà compiaciuto che il territorio non è ancora intaccato dalle rovine della modernità. La poesia della Calabria, per lui, risiede soprattutto nel paesaggio, che contemplò , seduto “all’ombra di rocce favolosamente romantiche”.

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Calabria – M. Brandon-Albini

Il racconto del viaggio di Maria Brandon-Albini rappresenta il dramma storico delle popolazioni calabresi. La Calabria, che è stata in passato, stazione intermedia e piattaforma di scambi culturali tra oriente e occidente non è riuscita a trarre beneficio da tali transazioni, sprofondando in un degrado assoluto. Da italiana del nord, emigrata in Francia, la Brandon-Albini, sente il richiamo delle sue radici e volge il suo sguardo all’Italia estendendolo fino al Meridione.“Calabria” è il prodotto, maturo e consapevole, attraverso cui l’autrice ci mostra un cosmo fotografato nell’attimo in cui sta per lanciarsi nel futuro della modernità.

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Lettere dalla Calabria – A. de Custine

La Calabria del 1812 è una terra sospesa tra crudeltà e miseria, ira incanto e paura, dove gli uomini rifiutano le “illusorie consolazioni del progresso”, felici di riconoscere e di vivere solo la natura. Alphonse De Custine traccia nelle sue lettere un affresco della regione, filtrato dalla sua formazione romantica, e dipinge il “vero”. E il vero, nella Calabria di quel tempo, erano le incredibili difficoltà del viaggio, la mancanza dei muli, l’assenza di strade carrozzabili. Una terra che vomitava“sulla sua superficie una legione di demoni”, esposta ad ogni sopruso e ad ogni dominazione, dove l’uomo viveva nell’anarchia, senza nessun rispetto per le più elementari regole della convivenza civile, con la sua selvatichezza rimasta immutata nei secoli, e che tuttavia assume per de Custine un’aura magica e languidamente malinconica, suggestionata forse dal suo disagio esistenziale, quel male di vivere che lo aveva segnato fin dall’infanzia “…l’aspetto di tutta la zona è selvaggio e triste. In queste campagne ricche di storia si vede un genere di desolazione e di sterilità che non appartiene ad esse. Contemplando l’opera del tempo si può notare anche quella dell’uomo. Col tempo la terra è diventata sterile sotto i passi dei soldati ed è inutile che il contadino pianti le sementi in solchi saturi di sangue”.

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Colonna mobile in Calabria – H. Rilliet

Da sempre molto ricercata dal collezionismo librario, l’edizione originale di Colonna mobile in Calabria di Horace Rilliet era apparsa a Ginevra, presso la stamperia Pilet & Cougnard, con ogni probabilità nel 1853. Il volume altro non era che una sorta di “diario” che il suo autore aveva composto al seguito di Ferdinando II di Borbone, in viaggio nelle estreme propaggini del suo regno, tra il 27 settembre 1852 e il 30 ottobre seguente. Ne era scaturito un singolare prodotto tipografico, dal formato di un piccolo album di 174 pagine quasi tutte corredate con gustosi disegni di mano dello stesso Rilliet e stampate con tecnica litografica che riproduceva perfettamente il manoscritto originale. Al lettore di oggi gli eventi fondamentali della storia della regione, i suoi paesaggi naturali e architettonici, i “costumi” delle sue popolazioni descritti con mano felice da Rilliet appaiono colti da uno sguardo lieve e disincantato, che restituisce, come già aveva osservato benedetto croce, «il più vivo quadro della Calabria» intorno alla metà del XIX secolo.

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Giornale di viaggio in Calabria – G. M. Galanti

Nel pieno della tempesta scatenata dalla rivoluzione francese, mentre tra Napoli e le province si orchestra un piano per sovvertire le istituzioni dello Stato, il governo assegna a uno dei suoi uomini migliori, Giuseppe M. Galanti, la missione di visitare la regione dove l’eco delle suggestioni rivoluzionarie sembra sia più clamorosa: la Calabria inizia così un viaggio che porta uno dei maggiori illuministi italiani di fronte alla desolazione di una terra devastata dalla natura, ma ancor più dai suoi abitanti e da un governo incapace di rispondere con riforme efficaci al disfacimento del tessuto politico e sociale. Galanti incontra molti di quelli che saranno i protagonisti della rivoluzione del 1799 e resta affascinato dalla modernità di quei «gran talenti» veri autori dell’opera che gli descrivono le piaghe di una terra martoriata e pronta a esplodere. Autentica opera collettiva, Il giornale di viaggio è una straordinaria testimonianza sulla percezione che della Calabria avevano i suoi abitanti più critici e consapevoli, di lì a poco coinvolti nell’incendio rivoluzionario. Un quadro a tinte forti, che mostra gli enormi progressi compiuti dalla Calabria in oltre due secoli, ma che svela anche molteplici e inquietanti tracce di un gravido passato ancora troppo attuale.

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Viaggio in Calabria – C. Didier

Il viaggio di un romantico nella Calabria del 1830, di cui sono protagonisti assoluti il “viandante” Charles Didier e la straordinaria natura della regione: altera e terrifica, suggestiva e ammaliante. Una natura che si popola di personaggi e vicende del mondo classico, ma anche dell’umanità calabrese contemporanea, con la quale Didier non disdegna mai il dialogo e di cui coglie e comprende sia l’emarginazione sociale ed economica, sia i fermenti politici che la vedono protagonista non secondaria delle vicende risorgimentali italiane, seguite con attenzione dallo scrittore svizzero francese per la parte relativa al Mezzogiorno.
Una descrizione di paesaggi e atmosfere nel più autentico spirito del romanticismo, ma anche una relazione che registra sottotraccia, come un sensibile sismografo, alcuni aspetti politico-sociali della Calabria pre-unitaria.

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Nota storica sulla Calabria – A. de Rivarol

Il primo reportage pubblicato in Francia sulla Calabria del decennio, opera di un ufficiale al seguito delle truppe napoleoniche del generale Manhès. Di stanza in Calabria dal 1809 al 1812, Auguste de Rivarol ripercorre, con intento ricognitivo-resocontistico, l’esperienza militare di quegli anni, offrendoci un’istantanea geografica,naturalistica e storica della regione alle prese in quel momento col virulento fenomeno del brigantaggio.
Lo sguardo di de Rivarol si rivolge alla complessa dimensione politica e sociale del contesto calabrese precorrendo, per certi versi, la letteratura sui moderni problemi della regione e rivelando una realtà fino ad allora ammantata del mito fascinoso della Magna Graecia, che pure emerge dalle pagine di questo libro.

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L’anima della Calabria – K. Alberti

Kazimiera Alberti, poetessa polacca, esule in Italia dopo la seconda guerra mondiale, compie nella primavera-estate del 1949 un lungo viaggio inCalabria, percorrendola tutta, nella tradizione del grand tour, in gran parte a piedi. Il risultato è una deliziosa, vivace, erudita, ironica e teneraguida-reportage della Calabria. Come il classico Old Calabria di Norman Douglas, l’anima dellaCalabria non è solo un grande travelogue.
La Aberti cerca un’evasione dal XX secolo devastato dalla guerra e la Calabria, con la bellezza dei suoi paesaggi, l’onnipresente testimonianzad ella sua millenaria cultura e la dinamicità delsuo presente, le offre una cura ai traumi della guerra. Così l’anima della Calabria riesce a riportare in vita la sua anima ferita.

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Cicloturisti in Calabria. Due diari di viaggio – L.V. Bertarelli e R. Giannì

Due viaggi paralleli in bicicletta (e due diari): il primo realizzato alla fine dell’Ottocento, il secondo al principio del XXI secolo. Luigi Vittorio Bertarelli, industriale milanese, pioniere del turismo moderno, principale animatore e dirigente del touring club italiano, è il protagonista del primo viaggio. Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta cinquecento chilometri in soli cinque giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l’intenzionedi far conoscere la Calabria agli italiani. Dopo piùdi un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre lo stesso itinerario, limitandosi solo ad invertirne la direzione, con l’intenzione di vedere quanto rimane della verginità selvaggia di allora. Giannì non è più visto dai calabresi come un alieno, come accadeva a Bertarelli, ma deve difendersi, piuttosto, dal dominio dispotico delle automobili. E tuttavia riesce a compiere un viaggio cicloturistico che conserva ancora la qualità e il fascino di una ineguagliabile esperienza conoscitiva.

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Lettere sulla Calabria – J. H. Bartels

Il quadro che della Calabria di fine Settecento traccia Johann Heinrich Bartels, dagli aspetti pittoreschi del paesaggio agli aspetti problematici della sua realtà sociale e alle figure che la popolano, dal contadino al proprietario terriero, è uno dei più completi che la letteratura di viaggio settecentesca tedesca ci abbia lasciato di questa regione. Da cultore delle antichità classiche, Bartels sente con dolore la discrepanza tra un passato glorioso, che aveva toccato i punti più alti della riflessione matematica e filosofica a Crotone e della legislazione a Locri, e un presente oscuro, degradato, senza però restare imprigionato in uno sterile passatismo. Osservatore spregiudicato e intelligente, si sforza, con successo, di capire la diversità calabrese nella sua specificità e storicità senza demonizzarla.

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