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Persone in Calabria – V. Padula

Persone in Calabria raccoglie gli articoli che Vincenzo Padula, unico redattore, scrive durante i due anni di vita (marzo 1864-luglio 1865) de Il Bruzio, periodico con frequenza settimanale, che rappresenta uno strumento di lotta politica e un eccellente esempio di pubblicistica socio-economica. Massari, braccianti, pastori, pescatori, mugnai, linaioli, briganti e manutengoli: gente di Calabria tratteggiata con fervore e umanità da uno scrittore che aveva «di continuo puntati gli occhi, senza vergogna o paura, sulla miseria del popolo» tanto che Pier Paolo Pasolini indicò in Padula uno dei pochi poeti che avesse praticato il“realismo poetico”.

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Il cavallo Ungaretti – D. Zappone

La presente raccolta, che prende il titolo da uno dei racconti in essa contenuti e ne comprende undici finora mai antologizzati, privilegia gli scritti meno giornalistici di Zappone, con il duplice scopo di stabilire una continuità con due precedenti raccolte, risalenti a vent’anni fa, e allargare l’ambito di conoscenza delle sue tematiche narrative. Si scopre così che, nonostante l’occasionalità dei pezzi e la distanza temporale intercorrente tra essi, c’è una linea unificante, una coerenza di registri, una compattezza tematica e stilistica che li accorpa quasi come capitoli di uno stesso “romanzo”. Intellettuale eccentrico, caustico e ridanciano, pronto alla battuta, folgorante nei giudizi, talvolta irriverente e plateale negli atteggiamenti, Zappone coinvolge emotivamente il lettore grazie ad artifizi retorici e stilistici, a posizioni enfatiche di aggettivi, pronomi, avverbi, alla creazione di atmosfere, di climi ovattati; fatta salva però la sincerità e la purezza dei sentimenti dello scrittore, “generoso e imprevedibile cavaliere dell’assurdo”.

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Impallidisco le stelle e faccio giorno – M. Strati

Immersione totale nella ‘ndrangheta, nei suoi rituali solenni, quasi esoterici, nella sua capacità di essere istituzione totale nella Locride, fino a scegliere i suoi adepti e costruirne i destini secondo ragioni che sfuggono ai singoli. Nino Rodicato, personaggio di grande carisma, capace di visioni strategiche, domina la scena di un dramma a tinte fosche. Protagonista depositario di una logica il cui bandolo sfugge alla scelta del singolo. L’altro polo della storia è Carmelo, che, trascinato dalle altrui volontà, accetta totalmente il meccanismo della“famiglia” fino a diventarne la vittima esemplare. L’ampia carrellata produce una descrizione, dall’interno, dei rapporti, dei codici comportamentali e linguistici dell’organizzazione criminale, del delitto assunto come pratica corrente. Non vi è formulazione di giudizio morale. Lascia anzi perplessi l’affermazione secondo la quale «la cosa più seria è non giudicare affatto».

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Mimì Cafiero – M. La Cava

Il romanzo – veloce, dai dialoghi che sembrano stenografati dal vero – scandaglia i vizi e le vanità d’una chiusa provincia calabrese. È ambientato in un’inedita Reggio Calabria degli anni immediatamente seguenti all’avvento del fascismo, e trae spunto da un fatto di sangue realmente accaduto e rimasto famoso come il “delitto del cieco”. All’interno di una fosca trama da libro giallo: Mimì Cafiero, piccolo proprietario terriero, ammalato di gallismo e di malavita, la cui unica preoccupazione è quella di trovare una donna con cui andare a letto o di vendicarsi di un torto; Peppino Zuccalà, impiegato di concetto, suo amico-rivale; Lina, ragazza di paese rassegnata a un destino avverso contro cui infine si rivolta; Ciccio, il fratellastro-servo mezzo uomo e mezzo animale, danno vita a un intreccio avvincente, specchio di un variegato universo di costumi.

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La peste a Urana – R.M. De Angelis

La peste è il contesto nel quale , e a causa del quale , procede l’avventura umana di Giovanni, un adolescente alla vana ricerca della sua identità. La città di Urana prima e il paese di Lupigna poi, luoghi di fantasia, sono gli scenari attraverso cui De Angelis guida il protagonista ed il lettore in una esplorazione avvincente e ricca di colpi di scena. Giovanni è attratto dall’eros, che di volta in volta assume le sembianze di Angelica, Carla, Meletta, Nunziatina. Come tutti i libertini è amorale. In qualche misura è un eversore, calpesta regole e convenzioni. D’altronde è la peste che porta all’eversione e al travolgimento, al si salvi chi può e al dagli all’untore. Un romanzo , accompagnato, alla sua prima uscita, nel 1943, da una lusinghiera aura di scandalo , sorretto da una vena prorompente, ricco di accadimenti, godibile e nel contempo ricco di spunti di riflessione.

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Racconti Calabresi – N. Misasi

Usciti a Napoli nel 1881 , un anno dopo le novelle di Vita dei campi e nello stesso anno dei Malavoglia ,, i Racconti calabresi danno veste narrativa alla cultura e all’anima calabrese di fine Ottocento, con una fluidità di scrittura e un’affabulazione coinvolgente, unitamente alla varietà delle soluzioni strutturali escogitate per tenere alta la tensione del racconto. Benedetto Croce scrisse che Nicola Misasi «narrava bene, con quella particolarità ed evidenza che nasce dall’adesione dell’anima alle cose narrate». E le storie calabresi di questo volume sono fortemente impregnate di partecipazione da parte dell’autore allo svolgersi di vicende che evidenziano sentimenti, simboli e comportamenti della sua terra, al modo di essere della gente di Calabria.

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Ricorda di dimenticarla – C. Calabro

Alceo e Leda sono i protagonisti di una lunga ossessione amorosa condotta sul filo dell’analisi, sostenuta da una lucida cultura nutrita di conoscenze psicoanalitiche e di risonanze moraviane. Tutto nel romanzo è dominato dal tormento erotico di Alceo, dall’inconscio tentativo di liberarsi dal desiderio attraverso la trasgressione e il superamento del limite. La vicenda è ambientata nello scenario borghese degli anni a cavallo fra i Sessanta e i Settanta, che vede accostati politica, affari, gerarchia ecclesiastica e intellettualità, in cui il lettore si trova calato e con il quale è invitato a interagire riconoscendopersone e luoghi, scoprendo di averci avuto a che fare. l’autore non critica questo mondo, lo osserva e lo descrive permeando il racconto di una diffusa e pungente ironia.

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