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Senza dimani – N. Misasi

Senza dimani ci trasporta negli anni del decennio francese in Calabria, della fuga dei Borboni da Napoli, del brigantaggio politico. La narrazione ha inizio da un giorno di ottobre del 1811. Presente e passato sono saldati dal personaggio narrante, Ettore di Serralta, al quale si aggiunge, in posizione di accorata solidarietà, il narratore, che afferra la penna a «difesa di un popolo generoso calunniato dagli storici della Rivoluzione». E, come sempre nei romanzi storici del Misasi, la storia politica e sociale si mescola con una grande storia privata di amore: quella di Ettore di Serralta, divenuto brigante, e di Bianca, figlia di quell’Intendente borbonico. Qui, in Senza dimani, Nicola Misasi ha dato il meglio del romanzo colto e il meglio del romanzo popolare. Primo, ha raccontato fatti, vicende, intrecci nel cui groviglio i protagonisti del romanzo si chiariscono al lettore attraverso le azioni e le loro parole. Secondo, ha raccontato le sue creature secondo le categorie del romanzo popolare, che esige i profili psicologici senza dialettica, tutti di un pezzo, organismi che sono mossi da un solo sentimento: o l’odio o l’amore.

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Il Romanzo della Rivoluzione – N. Misasi

Romanzo della Rivoluzione è narrazione del sogno patriottico di rovesciare il trono borbonico e unificare l’Italia: patria e libertà. Vi si affianca un’altra coppia: patria e amore. Vince l’ideale patriottico dell’unità, vince l’amore con l’unione di Daniele e Regina, e di Diomede e Lucia. Rimane, come sempre, sconfitto il popolo meridionale e calabrese. Ciò che toglie al romanzo il lieto fine e il sapore del melodramma. È il Risorgimento incompiuto e il suo mancato appuntamento con il Sud che Nicola Misasi racconta. Prosegue in questo modo la battaglia, già ingaggiata fin dai Racconti calabresi del 1881, a difesa d’un popolo calunniato dagli storici della Rivoluzione del 1860, presi a modello dagli storici e politologi del nostro evo contemporaneo.

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In magna Sila – N. Misasi

Il Misasi, sotto l’influsso del naturalismo e nelle forme più sciolte della narrazione romanzesca, colorisce più decisamente la vita delle province calabresi, riuscendo, per tal via, ad essere l’interprete più fedele e lo scrittore più rappresentativo dello spirito di quella regione, durante il periodo letterario del verismo.

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